Il mio viaggio a Istanbul inizia di notte, tra le luci dell’aeroporto e il battito instancabile della città. Il richiamo del muezzin, che risuona cinque volte al giorno, accompagna i miei passi e diventa la colonna sonora di un luogo sospeso tra presente e passato.
Cammino per Fatih, Fener e Balat: tra moschee maestose, vicoli colorati e chiese che raccontano secoli di culture intrecciate. Ogni scorcio è un’inquadratura, ogni volto un racconto. Al tramonto, dal Pierre Loti Café, lo sguardo si perde sul Corno d’Oro, dove il tempo sembra fermarsi.
Entro nel cuore della città: il fasto del Palazzo Topkapi, la penombra della Cisterna Basilica, la luce della Moschea Blu e l’eternità di Santa Sofia. Poi oltre il Bosforo, da Üsküdar alla Çamlıca, fino ai quartieri pittoreschi come Kuzguncuk, dove la vita quotidiana scorre lenta. Tornato sul lato europeo, mi lascio sorprendere dalla Moschea di Ortaköy, dal lusso del Dolmabahçe, dalla vista dalla Torre di Galata e dall’energia di Piazza Taksim.
Tra i profumi del Bazar delle Spezie, i colori dei tessuti e il sapore del tè fumante, sento Istanbul farsi sempre più parte di me. Il viaggio si chiude a Sultanahmet: davanti a Santa Sofia e alla Moschea Blu, simboli eterni di un abbraccio tra Oriente e Occidente che resta nel cuore come un’eco senza tempo.